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trio

Due schiavi per una mistress (seconda parte)


di fetishnapoli
11.02.2026    |    315    |    3 9.2
"Alterno pompate profonde e leccate, mentre dietro di me sento la Padrona che armeggia con qualcosa – non vedo bene, sono di lato rispetto allo specchio..."
Ma cosa può spingere due uomini di mezza età, a cui il sesso non manca, a mettersi a quattro zampe su un letto d’hotel, pronti a farsi rompere il culo e a eccitarsi proprio per questo?
Non faccio in tempo a formulare del tutto il pensiero che un brivido gelido mi riporta alla realtà: una dose abbondante di gel mi scivola nel solco tra le natiche. Subito dopo, due dita guantate di lattice affondano senza troppe cerimonie nel mio buchino, dirette verso il fondo. Una terza le segue a ruota, forzando un’apertura di carne ancora impreparata. Guardo nello specchio: dai gemiti del mio compagno di sventure capisco che anche lui sta ricevendo lo stesso trattamento. Solo che a lui tocca la mano destra della Mistress, a me la sinistra.
«E per fortuna che di mani ne ha solo due, la padrona… pensa se fosse come la dea Kali», mi scappa detto a mezza voce.
Una risata generale – di tutti e tre – sdrammatizza la tensione che taglia l’aria, insieme all’odore di sesso e di lenzuola appena lavate dell’hotel. Tra le tre, la risata di lei è la più coinvolgente: è quella che rende sopportabile, addirittura piacevole, anche la pratica più dolorosa. Per questo accolgo nel mio sfintere persino il mignolo senza quasi fiatare.
«Sei proprio un idiota», dice la mia Lady, e con un affondo impietoso spinge più a fondo. Ormai manca solo il pollice. La mia prostata è già stata spremuta come un limone; le rotazioni della mano di Emma fanno comparire gocce lucide sulla punta del mio cazzo, diventato da un pezzo duro come marmo.
Più sofferente è Costumino, chiaramente meno abituato a questi giochi. Si lamenta in continuazione, si agita, si irrigidisce sul letto sfatto. La padrona se ne accorge e, con la voce più sensuale che ha, gli sussurra:
«Da bravo, su… non irrigidirti o fai peggio. Tanto il tuo culo me lo prendo lo stesso, e tu non potrai fare nulla per evitarlo. Capito?»
Mentre pronuncia queste parole infila anche il pollice nel mio sfintere, trasformando la mano in un cuneo che forza la mia intimità e mi toglie il fiato. È solo un attimo: le dita escono bruscamente, poi rientrano tutte insieme, facendo colare un rivolo di lubrificante dal buco rimasto per un istante spalancato.
La penetrazione riprende senza pietà: la mano ruota, affonda, esce, rientra, si stringe, si allarga, arriva quasi alle nocche. Dietro di sé lascia ondate alternate di dolore e piacere che mi mandano in tilt il cervello prima ancora del culo.
Poi, quando ormai mancava pochissimo per arrivare al polso, la mano esce del tutto, senza completare il fisting. Mi lascia uno strano, fastidioso senso di vuoto. Passano pochi secondi e qualcosa di duro e freddo prende il suo posto. L’esperienza mi dice che è un plug, ma non so quale dei quattro che ho portato da casa. La pressione e il dolore intenso mi fanno capire subito che è il più grosso: quello che di solito entra solo dopo un’escalation graduale e che, in ogni caso, mi fa sempre un male cane.
Lady Emma capisce che ho intuito le sue intenzioni. Con la mano che fino a un attimo prima stava dentro Costumino mi afferra per trattenermi, mentre l’altra spinge senza pietà il cuneo di gomma. Cerco di divincolarmi, ma non ci riesco. Alla fine non posso fare altro che assecondare passivamente la penetrazione. Sento l’anello di carne tendersi allo spasimo prima di cedere. Un dolore lancinante si irradia dal culo all’addome, alla schiena. L’ultimo centimetro entra e la mano che mi teneva carponi mi lascia finalmente accasciare sul materasso, con il tappo nero che sporge oscenamente dal mio culo violato.
Costumino mi osserva, tra il curioso e lo spaventato. Il suo plug evidentemente è più piccolo: è già in piedi e sta srotolando un profilattico sul cazzo duro. La Mistress ne porge uno anche a me, poi fa segno a Costumino di sdraiarsi sul letto.
«E adesso che siete entrambi marchiati e adeguatamente “tappati”, penso sia ora di fare un bello spettacolo per la vostra padrona. Quindi, anche in onore del sito che ci ha fatto conoscere… voglio vedere un bel 69.»
Ancora dolorante, mi alzo e prendo posizione carponi sopra la faccia di Costumino. Con le mani afferro titubante il suo cazzo. La Padrona prende il mio e glielo infila in bocca, non senza prima mollarmi uno sculaccione sul culo all’aria.
Non sono mai stato un fan del sesso orale, né a riceverlo né – tantomeno – a farlo con un altro uomo. Eppure cerco di dare il meglio: su e giù lungo l’asta, cercando di prenderne in gola più che posso. Contemporaneamente provo a scoparmi la sua bocca. Ma il ritmo evidentemente non soddisfa la nostra regista, trasformata da carnefice a pornodirettrice privata.
Mi afferra per i capelli e mi spinge sul cazzo di Costumino – non molto largo, ma decisamente lungo. Già a tre quarti mi provoca i primi conati. Del tutto indifferente, mi dà il ritmo schiacciandomi sempre di più, finché sento la gola violata e i succhi colare copiosi sull’asta. Quando è soddisfatta del mio pompino, molla la presa sui capelli. Approfitto per respirare.
Neanche cinque secondi di pausa: un colpo di frustino si abbatte sul mio culo.
«Muovi ’sto culo, troietta, e scopalo per bene in gola! Altrimenti giuro che stasera non ti faccio sedere a cena!»
SLACK – SLACK – SLACK – SLACK. Altri quattro colpi.
Cerco di adeguare le spinte al ritmo dei colpi, ma è inutile.
SWISH – SWISH – SWISH. Tre bacchettate diagonali sulle chiappe. Il bruciore tagliente del bambù, seguito dal calore.
SWISH – SWISH – SWISH. Altre tre sul retro delle cosce e sulla striscia di pelle scoperta dalle autoreggenti, subito rosso fuoco.
Come un forsennato comincio a scopare la gola di Costumino come fosse una fica, muovendomi rapido nella speranza di evitare altri colpi. Alterno pompate profonde e leccate, mentre dietro di me sento la Padrona che armeggia con qualcosa – non vedo bene, sono di lato rispetto allo specchio.
Pochi istanti dopo sale sul letto in ginocchio, esattamente alle mie spalle. Afferra il plug per la base, lo tira fuori a metà con dolore, lo reinfila una, due, tre volte, poi lo estrae del tutto.
Non faccio in tempo a realizzare la liberazione: un nuovo corpo estraneo preme sul mio sfintere ancora aperto. È il grosso strap-on trasparente che nel frattempo si è allacciata. Lo infila di botto, quasi fino in fondo. Venti centimetri abbondanti, diametro importante. Solo il cazzo di Costumino in gola mi impedisce di urlare.
La mia Lady comincia la sua penetrazione, soddisfatta. Mi afferra i fianchi con le unghie – che bucano anche i guanti – mentre le sue spinte si ripercuotono sul cazzo che affonda nella bocca di Costumino. Resto così per un tempo che sembra infinito: spremuto in tutti i buchi, senza potermi opporre. Ondate di piacere partono dal culo violato, arrivano al cazzo, alla bocca.
Il dildo entra ed esce senza sosta, alternando affondi profondi e uscite veloci. Sotto di me Costumino si agita – non capisco se per il mio cazzo in gola o per il pompino che gli sto facendo. La Padrona, forse per godersi meglio lo spettacolo, mi spinge ancora più a fondo. Le sue unghie lasciano i fianchi e affondano nei capezzoli, tenendomi stretto a sé.
Non so se sia per le unghie, per le tette che premono sulla mia schiena o per i venti e passa centimetri piantati nel retto, ma in pochi secondi perdo il controllo. Dopo un affondo particolarmente violento vengo, senza più trattenermi. Copiosi fiotti riempiono il profilattico in una decina di contrazioni interminabili. Un urlo gutturale mi esce dalla gola e riempie la stanza.
«Brutta troietta schifosa! Che fai? Vien senza permesso?»
La padrona accelera ancora di più nel mio retto, ben sapendo che dopo l’orgasmo una penetrazione così è la cosa più fastidiosa e dolorosa per un uomo. Continua un martellamento sadico che non riesco più a reggere.
Con fatica mi divincolo, sfuggendo all’intruso che mi sfonda. Rotolo di fianco a Costumino sulle lenzuola sgualcite e sporche di gel, il corpo ancora scosso da brividi.
«Siete vivi?» chiede ironica la Padrona, osservando i nostri corpi sudati, segnati dalle frustate, i capelli spettinati, i visi stravolti. Si siede sul letto accarezzando orgogliosa il mostro di silicone che le pende tra le gambe.
«Adesso però, brutta troietta precoce che non sei altro, vieni subito qua e inginocchiati ai miei piedi.»
Con le poche forze rimaste scendo dal letto e mi inginocchio davanti a lei: mani dietro la schiena, ginocchia leggermente divaricate. Incerta sulle sue intenzioni.
Mi afferra le palle, sfila con attenzione il profilattico senza far cadere una goccia. Accavalla le gambe, scalcia via una scarpa, versa il contenuto sul piede imbrattandosi dita e collo del piede.
«Ora sai che devi fare, cucciolo, vero?» dice sorridendo.
Annuisco a malincuore – non è la prima volta che mi sottopone a questo “trattamento”, conoscendo la mia natura schifiltosa. Apro la bocca per leccare il mio sperma dal collo del suo piede.
Non faccio in tempo: tutto l’avampiede, dita comprese, mi viene ficcato in bocca. La mano guantata mi tiene per i capelli, impedendomi di arretrare. Tra la pressione in gola e lo schifo, alcuni conati mi fanno lacrimare. Solo quando è sicura di essere stata ripulita per bene molla la presa.
Crollo esausto sul pavimento, il viso imbrattato di saliva e sperma. La Padrona, soddisfatta dell’ennesima affermazione della sua autorità, si rimette la scarpa. Poi si toglie i guanti di lattice, li getta a terra e ordina:
«In piedi, cuccioli. Visto che vi siete divertiti tra voi, ora tocca a me provare un po’ di piacere… ovviamente a modo mio.»
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